Azienda e Ricerca

Tradizione e scienza

La ricerca scientifica e la sperimentazione, in Agricola San Felice, hanno oggi una storia piuttosto lunga. A partire dal 1968, Enzo Morganti, grande esperto del Sangiovese e figura di spicco dell'enologia chiantigiana, diede un forte impulso al rinnovamento sia in vigna che in cantina. Nello stesso anno nasceva il Vigorello che voleva essere la risposta del Sangiovese in purezza a chi lo preferiva assemblato a vitigni a bacca bianca, come del resto prevedeva l'allora disciplinare del Chianti.

Presto il Sangiovese in purezza fu affiancato ad un vitigno che avrebbe in seguito condizionato lo sviluppo e la fama dei vini toscani: il Cabernet Sauvignon. Via via, il Vigorello sarà poi convertito ad uno stile più internazionale, ma il suo successo continua sino ad oggi.

Nel 1974 cominciò la sperimentazione nel podere Poggio Rosso, in cui furono messi a dimora, oltre al Sangiovese, anche alcuni filari di Colorino che ancor oggi compare nell'assemblaggio finale del vino che porta l'etichetta omonima. Così l'attività di ricerca a San Felice è continuata nei vigneti sperimentali, anno dopo anno, finalizzata soprattutto al miglioramento del Sangiovese, ma anche ad altri campi di applicazione, quali: lo studio del comportamento dei vitigni extraregionali nell'area del Chianti; le forme di reinnesto; la selezione clonale per lo studio di un certo numero di varietà autoctone.

Programmi molto sofisticati che l'Agricola San Felice ha portato avanti con lo scopo di ricavarne positive ricadute sulla qualità della produzione vinicola ed incrementare quella riconosciuta eccellenza che la contraddistingue.